ANDAF Magazine N. 3/2016

EDITORIALE

Carissimi Colleghi, Lettrici e Lettori, anche questo 2016 sta scorrendo – o forse dovremmo meglio dire correndo – davanti a noi trascinando con sé una serie di segnali e indicatori contrastanti e complicati da mettere insieme per poterne estrarre un quadro di riferimento chiaro, o quantomeno coerente, tale da permetterci di proiettare gli scenari politici, sociali, finanziari ed economici in modo attendibile, così da poter interpretare quale sarà il contesto in cui ci troveremo ad agire come cittadini, come manager, come imprese nel prossimo futuro. E questo sia a livello macro, internazionale, che a livello micro, guardando al nostro Paese.

Sul primo fronte, mentre scrivo queste mie riflessioni, penso in particolare alle tensioni legate alla minaccia terroristica – latenti e costantemente presenti – che stanno inevitabilmente influendo su alcuni avvenimenti e comportamenti sociali, quali ad esempio il fenomeno prepotente e apparentemente irrefrenabile della immigrazione clandestina, con le forti contraddizioni emergenti dalla evidente assenza di una politica comunitaria condivisa su come gestire l’evento, o la propensione delle persone a muoversi e a viaggiare che (nonostante tutti gli appelli a non cambiare abitudini) dopo gli ultimi sanguinosi attentati di Parigi e Bruxelles sta mostrando un trend in evidente diminuzione. Penso, inoltre, alle incertezze che potranno derivare (e che quando leggerete queste mie righe non saranno più tali) dal voto che la Gran Bretagna esprimerà il 23 giugno prossimo con il referendum sulla volontà di uscire o rimanere nella Unione Europea, e agli impatti che un’eventuale “Brexit” avrà sul Regno Unito e sul resto d’Europa, con i rischi sul futuro del già complesso processo di integrazione comunitaria e le conseguenze – certamente imponenti – dell’uscita di Londra dall’UE sui precari equilibri economici e finanziari sia britannici che dell’Unione stessa.

Sul fronte nazionale, fra pochi giorni alcune delle più grandi città italiane – in testa Roma e Milano – decideranno nella tornata dei ballottaggi i loro futuri sindaci, dando un segnale forte e in alcuni casi probabilmente discontinuo su chi le amministrerà e, di conseguenza, su come si sta spostando l’asse del voto dei cittadini pur in presenza di un fenomeno – l’astensionismo – sempre più allarmante e sintomatico di un malessere generale e della netta frattura fra politica e società nel nostro Paese.

Paese che poi, ad ottobre prossimo, affronterà il confronto referendario sulla Riforma Costituzionale voluta dal Governo Renzi, che il Premier stesso dichiara essere un vero e proprio spartiacque rispetto alla possibilità dell’esecutivo di poter proseguire a guidare l’Italia almeno fino alle elezioni del 2018.

Tutto questo è accompagnato da indicatori e segnali riferiti alla ripresa della nostra economia meno confortanti del previsto (è di questi giorni la nota ISTAT che evidenzia come il PIL nazionale sia cresciuto nel primo trimestre 2016 dello 0,3%, con un indizio di possibile rallentamento nel ritmo di crescita nel breve termine, contro lo 0,6% dell'UE, lo 0,8% della Spagna, lo 0,7% della Germania e lo 0,6% della Francia), pur in un contesto europeo e internazionale caratterizzato dal forte sostegno esterno derivante – da oltre un anno – da un lato dai continui interventi da parte della BCE attraverso le operazioni di quantitative easing rafforzate da ultimo dalla decisione del Governatore Draghi di acquistare bond aziendali, e dall’altro dal significativo calo del prezzo del petrolio.
Proprio queste saranno le tematiche e lo spunto di attenta riflessione che punteremo ad analizzare e approfondire nel corso del nostro Congresso Nazionale di Taormina del 21 e 22 ottobre 2016 che, non per caso, abbiamo intitolato “Il Rebus della Ripresa Economica - Le forze positive per risolverlo”.

Altro fenomeno che sta sempre più caratterizzando questa nostra fase storica è, infine, quello della trasformazione digitale che, a partire dall’utilizzo ogni giorno più diffuso – anche nella nostra vita sociale – dei cosiddetti “smartphone” e delle nuove tecnologie digitali all’avanguardia ad essi connesse, rappresenta la nuova frontiera. Frontiera che comporta un rinnovato livello di sfide e, con esse, di minacce e opportunità che stanno impattando con estrema velocità e intensità i modelli di business e, quindi, il modo in cui le aziende di ogni settore andranno ad interagire con i propri clienti, sempre più digitali e sempre più interessati ad acquistare l’“accesso” ai beni e ai servizi, piuttosto che il loro “possesso”.

L’economia digitale, a cui la rivista dedica uno spazio specifico in questo suo numero, non può pertanto non incidere in misura rilevante sulla vita delle imprese, e di conseguenza sul ruolo del CFO.
Come dovrà evolvere nel prossimo futuro la figura del CFO per contribuire a governare la “digital transformation” delle nostre aziende è quindi una domanda alla quale la nostra Associazione è tenuta a rispondere nella consapevolezza che tutti noi dovremo velocemente modificare il nostro DNA per trasformarci da “manager dei conti” a “manager dei dati”, in uno scenario che già oggi presenta almeno quattro principali aree di sfida:

- la necessaria maggior velocità nell’acquisire e fornire informazioni ai business partner aziendali (velocità intesa come spazio temporale fra la creazione del dato e la disponibilità dello stesso per le analisi e le decisioni conseguenti);
- la piena interconnessione, in real-time, fra i dati di consuntivo e le decisioni, potendo contare su strumenti di pianificazione e di analisi di tipo predittivo e su variabili sia interne che esterne all’azienda;
- l’accessibilità alle informazioni, facilitando al massimo il percorso di analisi e interazione con il dato da utilizzare per il business, che dovrà essere sempre più fruibile su tutti i supporti tecnologici a disposizione;
- l’analisi di enormi volumi di dati – strutturati e non – e la capacità di selezionare quelli chiave, sia finanziari che operativi/qualitativi provenienti non solo dall’interno ma da un numero di fonti sempre maggiore (dai competitor, dal mercato, dai social media), per le decisioni strategiche.

A noi CFO è richiesto dunque di vincere queste sfide, trasformandole in opportunità di crescita per la nostra professione, per le nostre imprese e, quindi, per il nostro Paese.

Roberto Mannozzi

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