I principi contabili internazionali e la disciplina fiscale degli strumenti finanziari

La diffusione mondiale dei principi contabili internazionali è ormai una realtà.In Italia gli IAS/IFRS sono la “legge contabile” per i bilanci consolidati e d’esercizio, delle imprese quotate, delle banche e di altre imprese a matrice finanziaria nonché di quelle su base volontaria. Nell’ambito dell’Unione Europea, la faticosa strada dell’omogeneità ed uniformità dell’informativa finanziaria è stata perseguita con lo strumento del regolamento, cioè con una legge comunitaria immediatamente vincolante. La prima riflessione che ne deriva è proprio la necessità di prendere coscienzadel nuovo ruolo svolto dai principi contabili internazionali nella gerarchia delle fonti e del fatto che la norma tecnica assume la dignità di norma di legge non più o non solo in funzione di integrazione e specificazione della legge. La scelta fatta dal legislatore comunitario è dunque profondamente innovativa, ed ancora più ampia e penetrante è quella del legislatore italiano che ha esteso il nuovo ruolo di norma di legge assunto dai principi contabili internazionali anche nell’ambito della determinazione del reddito imponibile delle imprese IAS adopter e delle relative fattispecie tributarie. Dopo la riflessione condotta in termini di gerarchia delle fonti e sui principi ispiratori degli standard IAS/IFRS, nella presente disamina è analizzato l’iter seguito negli anni 2005-2009 dal nostro legislatore fiscale per definire dal punto di vista normativo il processo di determinazione del reddito d’impresa dei soggetti che applicano i principi contabili internazionali. Fondamentale in questo ambito è l’affermazione del principio di derivazione, espressamente richiamato fin dal D.Lgs. n.38 del 2005. Con tale principio il legislatore ha voluto mantenere il sistema di tassazione delle imprese legato al risultato di bilancio, riconoscendo quindi la valenza fiscale agli standard contabili internazionali a meno che specifiche norme fiscali non dispongano diversamente in termini di ane quantum. Nasce da ciò l’esigenza di fare propri i concetti di base degli IAS/IFRS - così diversi da quelli della nostra tradizione contabile - e che ora assumono rilevanza per l’Amministrazione Finanziaria chiamata a valutare, in sede di accertamento, la corretta imputazione contabile operata dal contribuente secondo i nuovi standard.

Entrano in gioco anche in ambito fiscale alcuni aspetti chiave della logicacontabile internazionale quali la valutazione al fair value, l’impairment teste, più in generale, la sostanza economica dei fatti di gestione rispetto alla forma, ignorando – se del caso – anche gli aspetti giuridici rappresentativi di una realtà artificiosa. Il nuovo modo di rilevare gli accadimenti di gestione e le sue implicazioni fiscali trova ampia declinazione per gli strumenti finanziari. L’approccio al mercato dei nuovi principi contabili è, infatti, particolarmente evidente nella disciplinache in forma questi strumenti; la trattazione passa perciò ad esaminare per i titoli, i crediti ed i prodotti derivati i criteri di classificazione, rilevazione, misurazione degli IAS/IFRS e le conseguenze fiscali di queste applicazioni. Last but not least, una riflessione conclusiva richiama gli aspetti derivanti dalla coraggiosa scelta del nostro legislatore fiscale, sia in termini di trade off tra principio di derivazione del reddito imponibile dal bilancio d’esercizio e neutralità fiscale tra i contribuenti IAS e non IAS, che della capacità stessa dell’amministrazione finanziarie di “inseguire” l’evoluzione normativa degli standard internazionali, proprio allo stato attuale in corso di modificazione a seguito della crisi che ha così duramente colpito il mondo finanziario e l’economia reale.

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